mercoledì 26 novembre 2014

SE HO PAURA PRENDIMI PER MANO - Carla Vistarini




Libro molto piacevole!

Si legge in fretta, la scrittura è scorrevole, bella, di qualcuno che si capisce che sa usare le parole (la scrittrice, tra le altre cose, è anche sceneggiatrice); la storia è divertente e coinvolgente, i personaggi ben caratterizzati.

Uno di quei classici libri da ombrellone o da vacanze di Natale.

Leggetelo!


IL CACCIATORE DEL BUIO - Donato Carrisi

SPOILER ALERT!

Se avete intenzione di leggere questo libro, NON leggete questo post!




Io non amo i thriller, in genere... questo è carino, ben scritto.
Finisce un po' sbrigativamente, ma in generale è una lettura piacevole.

Solo... il satanismo con tutti gli annessi e connessi ha un po' stufato, è un po' inflazionato...
che noia quando ci sono di mezzo Chiese e Papi e quant'altro...

Pero', se siete amanti del genere, credo che vi piacerà.


martedì 25 novembre 2014

lunedì 24 novembre 2014

MA IL NATALE...COS'E'..???

source: google

Negli ultimi anni, quelli dell'expat, la mia concezione del Natale è molto cambiata.

Da quando vivo lontano dai miei per me il Natale è perlopiu' un'occasione per prendermi un paio di giorni liberi e per passare del tempo in famiglia.
Sono lontani i tempi in cui il Natale era l'occasione per farsi regalare quella cosa che tanto volevi e che dava all'evento una nota un tantino consumistica, ma anche tanto utile ; )
Né rappresenta piu' quelle due settimane di vacanze un po' godute un po' forzate che l'azienda ti obbligava a prendere.

Oggi il Natale lo decido io e ha il volto che piace a me!
Natale è diventato un modo per staccare un po' la spina, prendermi del tempo per me e dedicare del tempo alle persone che mi vogliono bene.

Regali non ne faccio piu', non mi piace piu' farli.
Ricordo che adoravo stilare una lunga lista di persone alle quali volevo fare un regalo, pensare con un mese di anticipo a cosa comprare, andare a scegliere quella cosina che avevo visto in quel negozio, incartare, impacchettare, infiocchettare...
Oggi non è piu' cosi. Non voglio piu' farmi guidare da obblighi di nessun tipo, non voglio piu' fare regali quando sono imposti, quando è solo una facciata...

I regali sono anche un po' la misura dell'interesse e della cura degli altri verso di te. Quando un'amica ti regala una spugnetta e un diario chiaramente riciclati e messi insieme per te solo perchè hai detto che passavi, è chiaro che qualcosa non va, che quella persona non ci tiene, non ci ha pensato, a te, non è andata a ricercare qualcosa di speciale per farti fare un sorriso, per mandarti un messaggio che dica: "io ti conosco, so che questo ti piacerà, e l'ho cercato per te perchè ti voglio bene".

E visto che il Natale non è piu' Chiesa e non è piu' regali, ma solo family time, non mi preme nemmeno tanto passarlo con Misou, non mi interessa che facciamo i salti mortali per stare un anno con una famiglia e un anno con l'altra, dividendoci tra umori e malumori.
Tanto noi il nostro Natale ce l'abbiamo 364 giorni l'anno ed è questo l'importante. Conta di piu', per me, un gesto, una gentilezza, una parola, un abbraccio fatti in un giorno qualunque, che un regalo fatto perchè lo fanno tutti.

E di questo non potrei mai essere piu' certa: io il mio regalo piu' bello l'ho già avuto!

source: google

E voi? Che fate a Natale? :)


mercoledì 19 novembre 2014

GREENPEACE & CO.

ANTEFATTO:
Pausa pranzo. C'è il sole. Decido di fare un giro a piedi fino al centro del paesello per comprare un po' di pane.

FATTO:
Appena arrivo alla grande piazza del paese un ragazzino con una giacca arancione e un bel ciuffo mi sorride da lontano e allarga le braccia, un po' cosi, come Fonzie, come a voler dire "oh, ti stavo aspettando"...

Devono essere state le scarpe rosa fluo a trarlo in inganno sulla mia età, vista la lontananza...

E io, ricambiando il sorriso, gli dico: "ah-ah, I don't think so..."

A quel punto lui, in svizzero-lingua-sconosciuta-ai-comuni-mortali, dice qualcosa tipo: "Come fai a dire no se non sai neanche di cosa ti sto parlando..."
A quel punto io sfoggio SEMPRE la mia arma letale (che in realtà non serve a un cazzo, visto che qui tutti  parlano inglese) e, con il mio accento-che-piu'-British-non-si-puo', faccio: "I'm sorry, I don't speak Swiss German..." cercando di mettere pure un po' di empatia nella voce, come se davvero mi dispiacesse...

Al che lui (15 anni e 8 mesi circa) switcha all'inglese con la stessa rapidità con cui Arturo Brachetti si cambia d'abito.

Gli spiego che conosco Greenpeace, che sono dei grandi, che le balene come le salvano loro non le salva nessuno ecc. ecc... (e lo penso davvero eh); ma gli spiego anche che una volta WWF mi ha fregata e quindi ho deciso che mai piu' avrei abboccato all'amo.

Lui si dimostra molto interessato e vuole saperne di piu'.

Io, mentre in inglese gli spiego la vicenda, in italiano mi dissocio un attimo, lo guardo meglio e mi dico che se avessi 15 anni starebbe sicuramente sul mio diario.

Lui si mostra comprensivo verso la mia vicenda con WWF e mi dice: "I don't blame you. But if you change your mind, you know that I am right here!"

Io mi allontano pensando: "puoi contarci, cocco!" ; )

G.




venerdì 14 novembre 2014

QUELLE COSE CHE "SOLO IN SVIZZERA" ...

Tipo quando ti trovi nella posta una pacchetto cosi


che ti dice: "da assumere solo su ordine delle autorità competenti" (che già autorità è una parola che mi fa sempre un po' paura...)

E fai una faccia tipo...



e quando poi capisci cos'è fai piu' una faccia tipo...


e pace, la nascondi in un armadietto che non sia quello delle medicine normali e ti auguri di ricordarti dove l'hai messa nel caso dovesse servirti!

Buongiorno mondo!

Gio


giovedì 13 novembre 2014

CICALE O FORMICHE?



Eccola! E’ arrivata. L’ennesima votazione sulla questione immigrazione.

Tasto dolente da sempre, per quanto ne so, che quest’anno viene toccato già per la seconda volta -la prima il 9 febbraio, con esito di un 50.3% di persone favorevoli alla limitazione dell’immigrazione. Esito che, insieme alla sparizione del segreto bancario, mina alla base quelle che sono state da sempre le fondamenta di questo Paese e che rischia di far cadere la Svizzera come un castello di carte.

La questione fa parte della storia svizzera tanto quanto il cioccolato e la fondue, i coltellini e gli orologi, visto che la Svizzera è da sempre un Paese di immigrati  e, come ho scoperto con mia grande sorpresa al Landesmuseum,  anche di emigranti.

Ora è il turno di Ecopop, che sta per Ecologia e Popolazione. Praticamente l’obiettivo di questa associazione sarebbe quello di porre un tetto all’immmigrazione (e prevedere un controllo delle nascite nei Paesi in via di sviluppo) cosi da ridurre l’impronta ecologica sulla Svizzera e in un certo senso preservare la natura e il paesaggio per gli svizzeri.

Secondo me è un po’ il lupo travestito da nonna. Cio’ che chiedono è esattamente cio’ che è stato chiesto il 9 febbraio (numeri alla mano, chiedono che l’immigrazione sia bloccata ad un 0.2% della popolazione invece del 1.4% attuale) solo che forse sperano, buttandola sull’ecologico, di ottenere piu’ consensi e piu’ SI dello scarso 50.3% di febbraio (che pero’ era stato un quasi 70% nel cantone italiano e nei cantoni di lingua francese).

Peccato che perfino i Verdi siano contro questa iniziativa che, a quanto pare, non deve avere granché di “verde”...

Io non so, sono sempre stata piuttosto contesa sulla questione...per fortuna non spetta a me votare :D
Da un lato - essendo un’immigrata io stessa- è chiaro che dovrei essere contro questo tipo di iniziative. Dall’altro, quasi quasi li capisco...

Pensa se tu ti sbattessi per anni per far si che le cose nel tuo Paese funzionino in un certo modo  mentre tutti gli altri  Paesi intorno a te fanno la fiesta, spendono i soldi delle regioni in mutande e vacanze in barca, colludendosi con la mafia, mangiandosi i soldi in senso figurato e non... e poi ad un certo punto, quando arriva la crisi, venissero tutti a bussare alla tua porta...

E’ come la favola della cicala e della formica.

 Io avrei sempre voluto essere capace di fare come la cicala, di averne la stessa sfacciataggine, la stessa spensieratezza, la stessa facci*dac*lo... ma sono formica nel profondo... =(   ogni singolo gene, ogni globulo rosso dentro di me, forse pure i peli, sono formiche! 
E sono cresciuta negli anni 80, anni in cui un po’ tutti facevano le formiche; non si sperperava tanto come adesso. Credo di avere avuto la mia prima maglietta della Benetton non riciclata da sorella o cugine a 15 anni... O.O  e son traumi che non si cancellano facilmente :D LOL


E voi che fate? Siete cicale o formiche?

Ciao!
Gio

mercoledì 12 novembre 2014

E IL NAUFRAGAR M'E' DOLCE IN QUESTO MARE...

Uno dei temi piu’ dibattuti, ultimamente, è quello della “dolce morte”, o eutanasia.
La storia di Brittany Maynard, che tutti conosciamo, ha riportato all’attenzione di molti questo tema difficile e cosi tanto personale da non avere, secondo me, un’opinione giusta o sbagliata.
Tutti hanno ragione. Chi dice che Brittany ha il diritto di morire come vuole, ma anche chi dice che concedere questa libertà a tutti gli ammalati potrebbe far sfuggire di mano la situazione, proprio perchè di cosi difficile discernimento.
Vietare ad una persona di andarsene quando e come decide lei, in una situazione come questa, per me è come augurarle di provare le peggiori sofferenze. Percio’ sentire la Chiesa dire “questo non si fa!” mi fa incazzare non poco.
Io penso che se cinque medici mi dicessero che non c’è niente da fare e che moriro’ provando dolori atroci...beh, allora anch’io cercherei un’uscita dignitosa e indolore, come Brittany. Anzi, farei proprio quello che ha fatto lei: cercherei di stare con le persone che amo, viaggerei il piu’ possibile e farei cose mai fatte. Non credo ci sia miglior congedo.
Anche per le persone intorno a lei, intendo. Ma che piacere puo’ avere un genitore a vedere un figlio andarsene soffrendo? Come se la dipartita stessa non fosse già sofferenza... In nome di cosa poi? Di un giorno in piu’? un mese? Un mese passato a letto, magari, senza riuscire a mangiare o a parlare...
Chi mai potrebbe volere questo??
E’ ovvio che nessuno vorrebbe sentirsi dire a 29 anni (ma neanche a 39, 49...) “la tua strada finisce qui...”; ma se questo deve essere e indietro non si puo'  tornare...beh, allora meglio il “minore dei mali” -in senso letterale.
Certo, non sceglierei il giorno dopo il compleanno di qualcuno dei miei cari, quello no... ma anch’io farei lo stesso. Me ne andrei portandomi via e lasciando ai miei cari ricordi di momenti ed emozioni felici.
E comunque, non spetta a noi giudicare su questioni cosi personali.

Gio

martedì 11 novembre 2014

FACCE SORPRESE


Avete presente quando, parlando con qualcuno, quel qualcuno vi guarda con la faccia tra lo stupito e lo schockato dicendo: "aaaaaaaaaaaaaaahhhhhhhhhhhhh non ci avevo pensato.... aaaaaaaaahhhhhhhhhhhhh you are smart...."

Ma che? pensavi che fossi una cretina???

A me sta cosa capita spesso. E mi fa pure INCAZZARE!! 



Quindi .... SMETTETELA!! 




 

DI PURISMI LINGUISTICI

Quando ho scelto di studiare lingue ben XX anni fa, non eravamo ancora né nell’era dei voli low cost –che hanno facilitato gli spostamenti, i weekend all’estero, gli studi a Londra ecc. – né tantomeno nell’era tecnologica di internet, dove tutto si trova online, dove tutto il popolo di internet parla inglese e dove google translate la fa da padrone (inspiegabilmente).

Percio’, ai tempi miei, le reazioni erano piu’ o meno queste:
-brava, impara le lingue che servono sempre! –brava, impara le lingue che cosi puoi viaggiare! –brava, impara le lingue che cosi poi fai la hostess!

Poi sono arrivati i voli low cost e fare la hostess non è piu’ stato un lavoro esotico, né prestigioso...

Poi è arrivato internet e l’inglese si impara gratis e con il minimo sforzo su you tube.

Evitero’ di dirvi cosa sto pensando in questo momento di tutta questa situazione e arrivo al dunque.

A quei tempi là nessuno mi disse: “stai attenta, il cervello ti andrà in pappa quando passerai da una lingua all’altra come una pallina nel flipper!”

L’argomento è uno dei piu’ scottanti, ultimamente, a casa Misou.

Mi sono accorta che negli ultimi mesi mixo le lingue in maniera vergognosa, non riesco piu’ a isolare una lingua in una data situazione o a collegarla ad una persona o ad un gruppo. Ho l’impressione che appena arrivata qui avevo gestito la multiculturalità della mia azienda, della città e della mia vita con maggior padronanza.

Ora mi sembra che le aree linguistiche del mio cervello siano mischiate in maniera indissolubile e quindi mentre parlo tiro fuori le parole a casaccio, come quando da piccola mi chiamavano sul palco e mi facevano tirare fuori i numeri della lotteria. Stessa casualità. Stessa percentuale che esca il 31 o il francese...

Forse è la situazione che è cambiata. Fino ad un anno fa il francese era la lingua principale di lavoro, era la lingua del gruppo di amici che frequentavamo piu’ spesso e a casa ero da sola, quindi scattava l’italiano in automatico nei miei monologhi e alla tv.
Ora sono tornata a lavorare in tedesco, la sera quando arrivo a casa si parla inglese, gli amici francesi non li vedo quasi piu’ e l’unica occasione che avevo di parlare italiano, cioè gli apero con le donne, sta anch’essa scomparendo.

Il risultato sono frasi del tipo: hai un Taschentuch? This is the difference between employee and ouvrier... what do you think? Andiamo alla festa?
Cioè, praticamente NON SE PO’ SENTI'!!!

E in tutta questa Babele ho coinvolto pure Misou, che fino ad ora era stato un bilingue con le idee ben chiare ;) LOL

Per questo ci siamo (cioè, io...) riproposti di stare un po’ piu’ attenti a non mixare troppo e a tenere l’inglese come “lingua di casa”, finora con risultati penosi O.o

Ma! Durante questo weekend ho notato che anche la famiglia di Misou mixa (ogni tanto), perfino sua mamma che è madrelingua! Quindi mi sono rilassata un po’... ;)

Succede anche a voi amiche expat? Come gestite le varie lingue tra casa e fuori?

Consolatemi, vi prego...

Gio

lunedì 10 novembre 2014

L’EXPAT E’ SOLITUDINE?

Uno dei temi che ha tenuto impegnata la mia mente negli ultimi sei mesi è proprio questo... ed è ancora li...ancora devo capire un paio di cosette sulle amicizie expat...

Spero di arrivare presto ad un’epifania, cosi posso passare ad altro! =D

Questo weekend l’abbiamo passato dalla famiglia di Misou e, come ogni volta che andiamo li, abbiamo parlato tanto, tantissimo!

E’ uno dei motivi per cui mi piace andarci.

Io amo il confronto, lo scambio di opinioni, le discussioni infinite che passano da un tema all’altro senza soluzione di continuità.

Adoro quando sediamo tutti intorno al tavolo a parlare e bere thé; che non finisce mai, una teiera ne rimpiazza un’altra e via di seguito. E le persone vanno e vengono dal tavolo e dalle conversazioni con una facilità che ogni volta mi sorprende.

Ed è cosi che domenica sera, sulla via del ritorno, la mia mente è tornata li, al tema dell’anno! (chappalle)

Io amo stare da sola, amo il silenzio; credo che la coppia divano-libro sia la migliore che sia mai stata inventata. Ma il confronto, le quattro chiacchiere da salotto quelle si, mi mancano.

L’unica amica che ho trovato qui a Zurigo è Annalia e sono contenta, abbiamo piu’ cose in comune di quanto pensassi. Le altre sono state amiche fino a quando io  mi sono sforzata di trovare sempre un po’ di tempo extra per vederle, nonostante quella impegnata fossi io; nel momento in cui mi sono detta: “Gio, non puoi sempre correre in giro come una trottola! Se sono veramente amiche faranno uno sforzo anche loro; ti cercheranno, se vorranno stare con te...”; da quel momento, dicevo, sono sparite...

E questo mi ha lasciato un’amarezza che metà mi sarebbe bastata per una vita intera...

La mia amica Annalia-la-saggia, molto piu’ ancorata alla realtà di me, una volta mi ha detto: “Non te la devi prendere. Tanta gente sa di essere qui di passaggio...”

Ma questa risposta ha aperto un vaso di Pandora di domande alle quali ancora cerco di dare una risposta: perchè? Uno che è qui di passaggio non ha voglia di costruire amicizie? Rapporti umani? Io se incontro una bella persona che mi piacerebbe farmi amica, mi impegno nello stesso modo, sia che sia per una vita, sia che sia un’amicizia di due giorni. Ché forse le amicizie di una vita sono meglio di quelle che durano un mese, un anno? Io non credo...

E qui tocchiamo un tasto dolentissimo che ogni volta mi mette davanti ad una sacrosanta verità: io dell’amicizia non ci ho capito ancora un cazzo!

Credevo di essere una brava amica, avevo amici di lunga data in Italia con i quali avevo un bello scambio di cultura, gossip, chiacchiere, risate, ricordi, momenti si e momenti no... appena ho lasciato l’Italia li ho persi per strada (li avranno fermati alla frontiera??)

Non hanno saputo seguire il mio cambiamento, non hanno voluto condividere con me la mia nuova vita e la mia del tutto nuova felicità, non mi hanno sostenuto nel momento piu’ difficile.

Quando vedo le persone che hanno tanti amici faccio sempre dei confronti. So di essere molto selettiva, non è una novità, ma credo anche di dare il 200% quando mi ci metto. Forse il mio errore sta nell’aspettarmi altrettanto coinvolgimento anche da chi non ne è capace...

Quindi, concludendo: no, non credo che l’expat sia solitudine; credo che l’expat sia consapevolezza, discernimento, scrematura. E a me va bene cosi!

Chi non mi ama non mi merita (cit.)

Gio




venerdì 7 novembre 2014

UN LAVORO MAMMAMIA

Se c’è una cosa che non sopporto sono quelli che, appena sentono che sei italiana, ti buttano li le uniche due parole che conoscono come a dire: “La parlo anch’io la tua lingua”.

E no, bello! La mia è la lingua piu’ bella del mondo e saper dire “prosciutto e funghi” o “tuttifrutti” non ti da il diritto di dire che parli anche tu l’italiano.

E soprattutto....mamma mia NON è un AGGETTIVO!!

Giusto per mettere le cose in chiaro.

PROLOGO: Un mese fa ci hanno cambiato l’ascensore [uno Schindler verde mela nuovo di pacca!] e oggi è venuto l’imbianchino a pitturarne i contorni.
Insomma, sto imbianchino gli ha rovinato la giornata, al mio vicino svizzero pensionato.

ORE 15.46:
Succede che apro la porta per andare giu’ al locale lavanderia e trovo il mio vicino (un vecchietto svizzero sposato alla sua badante polacca, come da copione) sulle scale, davanti all’ascensore, che parla al telefono. In un primo momento pensavo stesse parlando all’ascensore stesso, poi ho capito che parlava con me da come mi fissava aspettandosi una risposta.

E mi diceva cose tipo “grusig” blabla “mammamia” blabla “grusig” etc...

Io,  tra il fatto che non avevo capito che parlasse con me e il fatto che lo svizzero mi è ostico (oltre al fatto che stavo cercando di ricordare il numero della neuro)...insomma, ci ho messo un po’ a entrare nella conversazione...    E quando ci sono entrata, non ho fatto neanche sta gran bella figura! LOL

Mentre lui cercava di dirmi che il lavoro era terribile (grusig, appunto) ed era proprio un lavoro mammamia (diventato aggettivo per l’occasione), io –che credevo si riferisse all’imbiancatura in generale- facevo “si, è bello, no?” e lui: “bello? no, ma è grusig!” guardandomi tra l’incredulo e lo schifato.

E li ho capito che lui, non appena l’imbianchino ha  lasciato il campo libero, è uscito a controllare il lavoro fatto e –PEGGIO ANCORA!- ha chiamato sua moglie per raccontarle che l’imbianchino aveva rimosso malamente lo scotch di carta e che quindi c’era una anti-estetica linea di vernice sui bordi.
Anti-estetica agli occhi di chi la vuol vedere, diciamo; agli occhi di una sempre di corsa come me la definirei INVISIBILE!!

Io me lo immagino questa mattina: quando dalla sua finestra avrà visto l’imbianchino arrivare con due tolle di vernice secondo me si sarà illuminato come un bambino e avrà detto a sua moglie: “Cara! Oggi finalmente dipingono l’ascensore!” (che questi qui li fai felici con poco eh...) E lei gli avrà risposto: “Oh che bello! Dai vieni qua che ti taglio le unghie”. {momenti di vita quotidiana}

E quindi capite che con aspettative grandi come queste, un lavoro poco certosino puo’ cambiare gli umori e forse anche le sorti del Paese.

Io mi auguro che questo imbianchino non fosse uno straniero, altrimenti un foglio di VIA non glielo toglie nessuno! : o

Ho come l’impressione che una ritoccatina a questo lavoro di imbiancatura finirà per ripercuotersi sulle mie tasche.... auch >.<

#vitadaexpat

Gio

PENSA PENSA PENSA...

In questo periodo mi sento un po' come Winnie  Pooh...


No...non per la pancia!! ma piuttosto perchè il grande Winnie ci insegnava, nei suoi cartoni, che se pensi, pensi, pensi, alla fine una soluzione la trovi sempre!

Certo, i suoi problemi erano cose del tipo come tirare giu un aquilone incastrato su un albero o come evitare che qualcuno gli rubasse il miele e altre questioni esistenziali di questo tipo, ma tant'è...pare che pensare faccia bene...

Sono stata lontana dal blog per tanto tanto tempo. Pensavo a come renderlo piu' interessante per me da scrivere in primis, visto che non credo di avere tanti lettori oltre ad Annalia e Serena ;) [grazie] e a come renderlo piu' simile a me; piu' uno strumento per dire quello che penso che un ammasso di pensieri sconclusionati.

E cosi siamo giunti ad oggi. E al "nuovo" blog.
Che poi tanto nuovo non sarà: semplicemente parlero' di me e di cio' che mi accade, di cio' che viene da dentro nelle "riflessioni"; e di cio' che penso delle cose che succedono intorno a me e nel mondo in "io la penso cosi".

Resteranno le rubriche "libri" e "viaggi" perchè sono le mie due piu' grandi passioni, quelle di cui davvero non posso fare a meno.
La terza passione, la fotografia, sarà comunque presente nei post di viaggio.

E quindi ora PRONTI, VIA! con le idee piu' chiare sono pronta a ripartire!

Seguitemi eh! Annalia e Serena... LOL

;)

Gio