martedì 28 gennaio 2014

DIFFIDENZA

L'altro giorno ero in giro per negozi, cioè, ero in un negozio preciso, uno di quelli multi-piano con mille brands e di tutto un po' -tipo Rinascente, per intenderci.

Vedo un bel berretto di cachemire color panna che mi chiama, lo prendo, mi volto prima a destra e poi a sinistra, in cerca di uno specchio per provarmelo (ché io con i cappelli già sto male, poi comprare a scatola chiusa proprio no!).
Durante questa mia evoluzione vedo una commessa che, probabilmente allertata dai miei strani movimenti, deve aver pensato che stessi cercando l'uscita piu' vicina per scappare con il cappello e quindi si è messa subito in modalità "ALLARME" muovendo un paio di passi verso di me (dovevo essere veramente vestita da pezzente quel giorno, per far credere di voler rubare un cappello, per quanto di cachemire... mah!).

Io, pensando "Paranoica!", mi avvicino allo specchio e mi provo il cappello mentre lei mi guarda con la coda dell'occhio e con una nonchalance veramente mal celata. Per cercare di convincerla che volevo veramente comprarlo, le chiedo anche "è taglia unica?"; e lei "si è taglia unica" ma secondo me pensava "è inutile che cerchi di distrarmi, tanto a scuola ero nella squadra di atletica!".

Io, che odio correre e che trovo che un furto non sia un buon motivo per cominciare, mollo il cappello -che tanto mi stava stretto- e la commessa diffidente.

Dopo tre anni sono giunta alla conclusione che a Zurigo le commesse vengano istruite su "come far scappare la voglia di comprare al primo che entra"; "come snobbare la cliente che chiede informazioni con un secco senonèlinoncel'ho"; "come infastidire una cliente che sta comprando un cappello con uno sguardo a 270°" et similia...

Gio

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